Concerto di inaugurazione con Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI

Portogruaro - Teatro Comunale Luigi Russolo
44° Festival Internazionale di Musica Portogruaro - Consonanze

Mercoledì 26 agosto 2026, presso il gremito Teatro Comunale Luigi Russolo di Portogruaro (Venezia), si è svolta la serata inaugurale della 44ª edizione del Festival Internazionale di Musica di Portogruaro. Consonanze, la titolazione scelta dal direttore artistico Alessandro Taverna, esprime appieno l’intreccio virtuoso tra repertorio classico e contemporaneo, sonorità jazz e rivisitazioni moderne: un manifesto programmatico per un calendario ricco di eventi che, fino al 16 settembre, ramificherà la grande musica in modo capillare su tutto il territorio veneto.

Protagonisti dell'apertura sono stati l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e Giovanni Sollima nella duplice veste di violoncello solista e direttore. Il connubio ha dato vita a un unico corpo musicale capace di vibrare e cantare in perfetta sincronia. L’orchestra, impeccabile per varietà di colori, equilibrio e ricerca timbrica, ha dialogato con eleganza e rispetto al fianco di un solista ineccepibile. Compositore e virtuoso di fama internazionale, Sollima si fonde ineluttabilmente con il proprio strumento, rendendolo estensione viva di sé: una materia sonora che si fa voce, carne e immagine.

Il programma ha messo al centro della scena composizioni dall'evocativo colore popolare, capaci di richiamare alla memoria l'identità di luoghi e genti. Un percorso suggestivo che ha garantito un'atmosfera quasi tangibile, mantenendo altissima la concentrazione della sala per quasi due ore.

Ad aprire la serata sono state tre melodie tratte dalla vasta raccolta di canti popolari scozzesi, Original Scots Songs, arrangiati da Franz Joseph Haydn per i salotti borghesi tra il Settecento e l'Ottocento. Leader Haughs and YarrowOn a Bank of Flowers e The Shepherd Adonis — questi i titoli selezionati e trascritti dallo stesso Sollima — hanno visto il violoncello ergersi a voce narrante e protagonista, sorretto da una trama orchestrale delicata e partecipe. Un’intima apertura che fin dalle prime battute ha mostrato l’impronta identitaria di Sollima e la sensibilità esecutiva dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI.

A seguire il Concerto n. 2 in Re maggiore per violoncello e orchestra (Hob. VIIb:2) di Haydn. I tre movimenti (Allegro moderatoAdagioRondò: Allegro) hanno messo in luce la trasparenza e l'equilibrio delle sezioni orchestrali, unitamente a un costante dialogo con il solista. Sollima ha governato con maestria la doppia veste di interprete e direttore, immerso nella propria esecuzione espressiva senza mai smarrire il controllo dell'insieme. In un brano celebre per le sue impervie difficoltà tecniche — tra passaggi rapidi nel registro sovracuto ed estesi passaggi a doppie corde —, un'intonazione impeccabile e un amalgama filologicamente coerente hanno restituito l'architettura classica in tutto il suo splendore.

Spazio poi a Folktales per violoncello e orchestra, composizione dello stesso Sollima articolata in otto movimenti eseguiti in un unico e frastagliato flusso sonoro. Il brano alterna spunti solistici a interventi d'impatto degli ottoni, innestando la prassi contemporanea — dai respiri soffiativi nello strumento alla body percussion — su intelaiature che spaziano da ritmi travolgenti al lirismo più spassionato. L'opera, intricata e ricca di elementi eterogenei, ha catturato il pubblico fino alle ultime battute, culminando in un lunghissimo e meritatissimo applauso.

Richiamato sul palco per acclamazione, Sollima ha sottolineato con poche e incisive parole il valore della musica popolare: identità di una comunità, memoria capace di resistere anche durante le pagine più buie della storia, tra migrazioni, guerre e genocidi. Il maestro ha quindi regalato alla sala il canto armeno Krounk ("La gru"), accompagnato da un'estemporanea tela sonora in Re minore.

Infine, a coronamento della serata, è arrivato il Preludio dalla Suite n. 1 in Sol maggiore di J.S. Bach, introdotto da Sollima come «il brano più zen della storia della musica».

Un'inaugurazione di alta qualità artistica che non si è limitata a celebrare la grande esecuzione, ma ha ricordato al pubblico come la musica è anche identità.

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J.S. Bach: Cello Suites